Le origini della mia metamorfosi

Uno degli aspetti che mi ha sempre affascinato nello scrivere canzoni è la possibilità di conferire ai testi una loro interpretabilità. Ogni volta che mi sono avvicinato ad un foglio per riempirlo di pensieri ho sentito la necessità di lasciare a quei brani una propria libertà espressiva, emancipandoli almeno in parte dall’idea iniziale dalla quale essi erano nati. Ovviamente con questo non intendo che ciò che scrivo possa essere fraintendibile, ma cerco sempre di lasciare spazio alla fantasia di chi ascolta. E’ un po’ come lasciare all’ascoltatore la possibilità di prendere un mio testo e di farne la parafrasi mentale, creando rappresentazioni interiori di quello che ho espresso. La cosa che però ritengo importante è che nonostante questa volontà sia presente in ogni mio brano, le mie opinioni e le mie “immagini” musicali restano chiare, scandite, non fraintendibili appunto. Sia chiaro, questo è il modo in cui io procedo nel mio flusso creativo, ciò non significa che io riesca realmente a metterlo in pratica. Per questo ho deciso di scrivere questo blog. Ho deciso di spiegare quello che mi ha spinto a creare “Metamorfosi” dopo avervi lasciato il tempo di farvi un’idea personale.

Questo brano è nato da un profondo senso di inadeguatezza che ho provato per un certo periodo di tempo e che di tanto in tanto riaffiora, ma del quale mai sono stato in grado di comprenderne l’origine. Questo sentimento costante non riuscivo a definirlo. Non ero in grado di capire nel mio interiore se la differenza tra me e tutto ciò che mi era attorno fosse dovuta ad una mia oppure altrui mancanza di adattamento. Per questo motivo ho iniziato ad elaborare l’idea che l’unica soluzione fosse una metamorfosi, una conversione alla forma giusta o per lo meno adeguata. Ma chi tra me e gli altri avrebbe dovuto sottoporsi al cambiamento? La risposta che mi sono dato, forse la più ovvia, è stata quella di essere io a prendermi le responsabilità di questa trasformazione. La logica dietro la scelta è semplice: come faccio a sapere se gli altri provano la mia stessa inadeguatezza? Come possono essere tutti a dover cambiare per me? Le risposte a queste domande portavano sull’unica via disponibile, quella del tentativo.

Da qui è iniziato ad avvenire il passaggio, il cambio di forma, una metamorfosi necessaria per placare il disagio verso gli altri. Però, come Kafka ci insegna a pensare, può capitare di trasformarsi anche in qualcosa di negativo: un insetto, una creatura ripugnante. A questo punto mi sono chiesto se stessi diventando effettivamente un uomo come gli altri o se mi stessi tramutando in un mostro. Non sapevo più su quale faccia della medaglia mi trovassi. Alla fine ho capito che l’origine del mio disagio era data dal fatto di non appartenere a nessuna delle due categorie. Infatti, prima di trasformarmi ero un ibrido, un uomo intrappolato nel corpo di un mostro o viceversa. Non era possibile percepire la differenza, da quale parte pendessi, ma dopo la metamorfosi ho trovato finalmente la mia vera forma, un’identità che sta a voi decifrare. Quale tra le due sembianze ho definitivamente assunto?

Per quanto contorto e disorientante possa essere questo mio breve racconto, se così può essere definito, non è altro che il tentativo di esprimere quello che è stato il processo creativo per la stesura del testo di questa canzone. Cercare di rendere questa mia creazione mentale un brano musicale ha dato alla luce il risultato che conoscete, nel quale potrete rivedere o no quanto vi ho appena raccontato. L’importante rimane suscitare un qualcosa nell’ascoltatore che possa essere in linea con la mia idea originale, ma anche lasciare ad ognuno la libertà di elaborare soggettivamente ciò che la musica esprime.

Qui potete ascoltare il brano in questione:

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